Raccontare storie vere con protagonisti personaggi non umani è stata una delle varie richieste che ho avanzato agli abitanti dei sei piccoli Comuni montani (Alto Sermenza, Carcoforo, Civiasco, Rassa, Rimella, Rossa) dell’Alta Valsesia (VC), durante il mio progetto di drammaturgia montana partecipata Nidi, nodi. Fluidi, curato da Gabi Scardi.
Nel periodo delle residenze artistiche trascorso in questi paesi, gli abitanti, attraverso le loro testimonianze relative agli incontri “ravvicinati” o a relativa distanza con gli animali selvatici mi hanno rivelato un mondo “nascosto” di presenze quotidiane, di convivenze clandestine contraddistinti da un elemento comune: un misto di sorpresa, stupore, felicità per brevi scambi di sguardi, o semplicemente per la fortuna in sé di quella visione.

Raramente la paura ha preso il sopravvento. Nella maggior parte dei casi questi contatti fuggevoli sono stati registrati come esperienze “uniche”, spesso intense, cariche di emozione e di empatia.
Ciascuno di questi incontri costituisce un momento unico, magico, eccezionale, un regalo della natura. Le testimonianze raccolte lasciano intravedere, in modo più o meno esplicito, la gratitudine per queste esperienze.
Alcuni animali cositituiscono presenze ricorrenti, altri appaiono più sfuggenti. Tassi, caprioli, cervi, volpi, cinghiali sono i più assidui frequentatori degli spazi umani nei paesi di montagna e nelle loro aree limitrofe, ma fra tutti questi animali, la volpe è quella più “avvistata” e percepita come “amica”. Nelle storie che ho raccolto è sempre percepita con simpatia e benevolenza.

Attraverso le storie ho anche capito quanto i prodotti culturali di massa – nel caso i fumetti e i cartoni animati – possano influire sulla percezione stessa degli animali selvatici, del selvaggio. Sono rimasta molto colpita, in particolare, dal fatto che una persona intervistata mi dicesse di aver incontrato una volpa “rossa come in un cartone animato”.
Un processo inverso dell’esperienza. Anziché pensare a una volpe da cui deriva l’immagine rossa disegnata a somiglianza dell’originale, in questo caso si ribalta il punto di vista e la volpe vera è rossa “come in un cartone animato”.
Questa frase mi ha ulteriormente spinta a considerare di lavorare sulla volpe anche in relazione alla sua “diffusione” nell’immaginario occidentale, da Fedro, a La Fontaine, alle fiabe popolari (in particolare quelle piemontesi), fino alla volpe del Piccolo Principe di Saint Exupery. Senza tracurare la Piccola volpe astuta di Janáček.

Nel corso di Nidi, nodi. Fluidi i molti aneddoti raccolti mi hanno fatto capire e pensare questo canide come un elemento simbolico. Una presenza evanescente, una traccia del mondo selvatico che appare e scompare all’improvviso qui e là, gratificando gli umani con la sua fisicità, il suo aspetto familiare e al contempo sfuggente, misterioso.
Fuori dal controllo umano, libero, autentico, ma al contempo “molto vicino”, in alcuni casi, “troppo vicino” con conseguenze pericolose per la volpe che non rischia l’estinzione ma l’addomesticamento…ovvero, la perdita della sua essenza selvaggia. Un simbolo anche questo di una “civilizzazione” imposta e forzata.
Nonostante ormai si sappia che le creature dei boschi non vadano nutrite – a meno di casi di salvataggio urgente – ho verificato che le persone sovente favoriscono il contatto con le volpi attraverso l’offerta di cibo.

Il cibo è il modo di “avvicinarle”, “conquistarle” ed esercitare un controllo su di loro, seppur in buona fede, o piuttosto, in assenza di “consapevolezza” del pericolo che l’addomesticamento comporta per la libertà della volpe e delle sue capacità di cacciatore-predatore che le consentono la sopravvivenza autonoma in natura.
Le persone di solito si sentono “in dovere” di nutrirle in inverno, per facilitare la sopravvivenza nei mesi più freddi, dove le prede scarseggiano. In qualche modo, gli umani cercano di rendere meno “crude” le condizioni della vita in natura, addolciscono la vita di animali ma al contempo li espongono a perdere le capacità di “arrangiarsi”.
La volpe da questo punto di vista incarna l’immagine di un animale “ibrido”, misterioso, selvaggio e al contempo “domestico”. Coraggioso e furbo quanto basta per osare avvicinarsi agli umani, pur rimanendo “a distanza”.

Le testimonianze raccolte in montagna, con gli spunti di riflessione e le problematiche emerse, mi hanno offerto molti elementi per creare un lavoro dedicato alle volpi, con possibilità di estenderlo e svilupparlo.
In occasione della mostra “Le storie, le radici”, realizzata al Palazzo dei Musei di Varallo, nel marzo-aprile 2025, a cura di Gabi Scardi, ho così predisposto un’installazione dove le volpi avessero un ruolo da protagoniste, al centro della sala.
Non volpi qualsiasi, ma le protagoniste di alcuni avvistamenti avvenuti specificamente nel Comune di Civiasco, lungo i tornanti che portano al paese, segnalati da persone diverse: in particolare, una volpe con cinque cuccioli.
Questa piccola famiglia è diventata il mio punto di partenza per creare un’installazione costituita da sei sculture morbide in velluto grigio a grandezza naturale rappresentanti una volpe adulta e cinque cuccioli.
Al centro dell’attenzione di questo lavoro, la loro essenza di apparizioni misteriose, di messaggeri del selvaggio, di una convivenza fra umani e selvatici in equilibrio precario e ambiguo.
Queste figure dovevano avere alcune caratteristiche, dal mio punto di vista: essere come ombre, apparizioni straordinarie, non evocare minimamente l’idea di “peluche”. Per questo ho deciso anche di non rendere i musi realistici e ho rinunciato a occhi, bocca e segni di narici.
Uno dei problemi da risolvere era come realizzare una coda che non fosse pelosa, ma che al contempo rendesse l’idea di vaporosità tipica della coda di volpe.
Mentre camminavo al parco, in autunno, ho visto un ramo con ciuffo di foglie di farnia rosse: mi è sembrato un ottimo suggerimento. Ho così costruito le code sovrapponendo alcuni fogli di carta acquerellati di grigio, a forma di foglie di quercia.
Le sei volpi di velluto grigio con le code di carta sono diventate e diventeranno anche le protagoniste di video realizzati in stop motion, ambientati in luoghi “veri” con caratteristiche specifiche…ma questo lo racconto nella prossima puntata!

