Jacopo Giacomoni – E’ solo un lungo tramonto – Danae Festival

Jacopo Giacomoni (laurea in Filosofia “con una tesi sull’esistenza dei personaggi fittizi”) è drammaturgo e performer, tant’è che nel suo “E’ solo un lugo tramonto” – in prima nazionale a Danae Festival – lo vediamo impegnato anche in palcoscenico, sia come attore, sia come sassofonista.

Il testo (finalista al Premio Riccione per il Teatro con la menzione speciale intitolata a Franco Quadri) si articola in una serie di “distorsioni” (ventisei per la precisione) corrispondenti ad altrettante “riscritture” e “ridettature” al pc di domande poste dall’autore al padre,  incentrate su quale fosse il suo primo ricordo. Scelta che assume un significato particolare, posta la condizione fisica e psichica di quest’ultimo, sofferente della malattia di Alzheimer.

La centralità dei ricordi, il ruolo della memoria e delle distorsioni che la nostra mente elabora – non solo quando entra in uno stato di malessere – acquistano quindi un’importanza fondante per questo spettacolo.

Ma un ruolo altrettanto determinante lo detiene la macchina, qui rappresentata dal pc, o piuttosto da un software dedicato alla dettatura di testi, utilizzato in modo strategico sul piano drammaturgico per ottenere uno sfaldamento del testo e una ripetitività ossessiva che restituiscono un comportamento molto simile a quello di percorsi mentali smarriti, o imprigionati in ragnatele che li avvolgono.

A supporto dello spettacolo, inoltre, il pubblico trova nel foyer un archivio di foto di persone di famiglia ed amici composto e redatto dal padre dell’autore, probabilmente quando si è reso conto che stava perdendo la memoria.

Una foto dello spettacolo di e con Jacopo Giacomoni E' solo un lungo tramonto, Festival Danae 2025, Milano
Jacopo Giacomoni , autore e attore di “E’ solo un lungo tramonto”, Festival Danae 2025, Milano. Credits: Furio Ganz

In scena un plotter (il protagonista della storia era architetto), su cui scorrono immagini e testo originale dettato al computer, alcuni faldoni da archivio, una sedia e un sassofono suonato in alcune occasioni dall’autore-performer e sassofonista.

Le “distorsioni”, le sfasature della “macchina” nel captare le parole dettate da Giacomoni sono progressivamente rilette dal medesimo così che il testo si sfaldi progressivamente, in una raccolta di nonsense, una ragnatela, appunto, che replica il percorso mentale sempre più incerto di chi si trova in una condizione di perdita della memoria e delle facoltà di organizzazione del pensiero in modo coerente-lucido.

“Il processo sloga il testo come la memoria di suo padre è slogata dalla demenza. «The time is out of joint». Viviamo un presente che non si può ricordare infestato da un passato che non si può dimenticare. È una lenta disintegrazione verso il silenzio. Non ci sono colpi di scena, non c’è forse nessun dramma. È solo un lungo tramonto.” si legge nelle note dell’autore.

La stessa domanda (“Qual è il tuo primo ricordo?”), posta più volte, ottiene risposte diverse, questo piccolo insieme di narrazione esposta ai “malintesi” generati dal programma di dettatura del pc di qualche anno fa, trasforma in modo progressivo le parole fino a trasformare i fatti nei loro opposti, sopprime “arbitrariamente” nessi, congiunzioni, sostantivi, sottrae e altera il senso in uno svuotamento, in un impoverimento che, in via potenziale, tende all’afasia, o quanto meno a una frammentarietà assoluta.

In sostanza, questa “riscrittura” involontaria che la macchina “impone” al testo originale (formato da tre ricordi che si contendono di essere catalogati come “i primi” in assoluto descritti dal padre dell’autore) ricostruisce e restituisce il vagare di una mente che sta perdendo appigli e capacità organizzativa, lo sfaldamento delle frasi, le sospensioni di chi perde il “filo” del discorso.

Una foto dello spettacolo di e con Jacopo Giacomoni E' solo un lungo tramonto, Festival Danae 2025, Milano
Jacopo Giacomoni nel suo “E’ solo un lungo tramonto”, Festival Danae 2025, Milano. Credits: MauAnd

L’apparente “asetticità” del testo manipolato dalle “censure” involontarie e “tonte” del pc attraverso l’ottima recitazione del autore-performer assume tutta la credibilità frastornante di chi parla e ripete un racconto mentre si avvia verso l’inesorabile sprofondamento nella nebbia linguistica e cognitiva.

Le storie continuamente ripetute diventano una filastrocca in cui lo spettatore – a forza di riascoltarla – riconosce i “tagli”, gli “errori”, le mancanze, i “vuoti”, o i nuovi “pieni” (perché in alcuni casi gli eventi si trasformano, o cambiano radicalmente di senso rispetto alla narrazione originale).

A seconda della sensibilità e delle esperienze personali-famigliari può generare spaesamento e tristezza anche potenti. Checché ne dica l’autore – che esplicitamente sostiene di non desiderare proporre “uno sguardo sull’Apocalissi”, lo spettacolo crea spaesamento.

Se nella prima parte occorre una grande concentrazione per capire come il testo sia “nebulizzato” e “annebbiato” dalla lavorazione-iniziativa della macchina-pc, in una specie di gioco di attenzione verso la “caccia all’errore”, mano a mano che ci si inoltra questi “scarti”, questi salti di senso appaiono sempre più evidenti e mettono in modo sempre più feroce di fronte allo slabbrarsi della capacità di comunicare e di ricordare.

L’autore, durante l’incontro successivo allo spettacolo fa più volte riferimento al concetto di “hauntologie” derivato dal saggio di Jacques Derrida (Gli spettri di Marx 1993), qui utilizzato in senso più esteso, soprattutto per indicare una dimensione di ossessione-persecuzione di fantasmi legati alla memoria personale e alla storia famigliare.

Una foto dello spettacolo di e con Jacopo Giacomoni E' solo un lungo tramonto, Festival Danae 2025, Milano
Jacopo Giacomoni nel suo “E’ solo un lungo tramonto”, Festival Danae 2025, Milano. Credits: MauAnd

È solo un lungo tramonto “è un meccanismo di distorsione testuale per un teatro della dimenticanza, per una hauntology teatrale.” secondo l’autore.

Con levità, quasi con ironia, senza passare per un’enfasi tragica, le parole scorrono su un tessuto che si smaterializza e le cancella, l’autore-performer trascolora nel padre attraverso un cambio d’abiti e di tratti somatici forniti da barba e pancetta posticci, per poi uscire di scena inondato da un fascio di luce proveniente dall’esterno, come in una giornata di sole.

Grazie a questa scelta, il testo che solo in apparenza è costruito in modo “semplicissimo” attorno ad alcune frasi ripetute e distorte crea un climax inesorabile di una mente sospesa in uno spazio incerto.

Locandina:

E’ solo un lungo tramonto

di e con Jacopo Giacomoni sound design Alessandro Gambato video e visual Furio Ganz scenografia Arianna Sortino costumi Ambra Accorsi assistenza e grafica Eleonora Bonino musica Jacopo Giacomoni e Alessandro Gambato un grazie speciale ad Alessandro Sciarroni

progetto in coproduzione con Teatro Stabile di Bolzano in residenza presso Teatri Riflessi/IterCulture in partnership con gARTen – festival di teatro nel parco di Fondazione Claudia Lombardi per il teatro (Lugano) con il supporto di European Festivals Fund for Emerging Artists – EFFEA, un’iniziativa della European Festivals Association (EFA), co-finanziata dall’Unione Europea

col sostegno di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia/Teatro delle Moire, Operaestate/CSC di Bassano del Grappa

Testo vincitore della menzione speciale “Franco Quadri” del Premio Riccione 2023 e della menzione speciale del bando Futuro Passato 2022.

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