Cani di quartiere

Cani di quartiere, testo teatrale di Sonia Arienta, fotografia di Francesca Consonni
Immagine ideata ed elaborata da Francesca Consonni

 

 

Un piccolo branco di cani randagi, a L’Aquila

subito dopo il terremoto, è stato adottato dalla cittadinanza, nutrito e in seguito alloggiato in cucce di legno dentro a un parco pubblico. Uno di loro, Pluto Ju Cane accompagnava tutte le cerimonie e le inaugurazioni, le manifestazioni, gli arrivi delle autorità.

 

Ho percepito questa situazione come una storia di forte valore simbolico e metaforico.
In un momento di grave difficoltà i cittadini si sono occupati di proteggere qualcuno che era ancora più indifeso di loro: i cani che in molti casi avevano perso il loro umano di riferimento.

Alcuni abitanti hanno avuto il desiderio di accudire i cani randagi, di regalare casette solide e definitive da collocare in un parco pubblico, proprio mentre a loro volta si trovavano con le case inagibili, distrutte e con la promessa fantasmagorica di ricevere le famose “casette” in legno (come aiuto in vista delle elezioni). Soluzione, in realtà, molto precaria lontana dall’evitare lo sradicamento degli abitanti dal territorio.

Al contempo i cani cercavano, o accettavano interazioni con gli umani che si prendevano cura di loro, li nutrivano e nel caso di Pluto, o di Morgana, in un periodo successivo, partecipavano con costanza e assiduità agli eventi pubblici della città, accompagnando soccorritori, volontari della protezione civile, forze dell’ordine, politici.

 

Foto di Giuseppe Alfonso

 

Mi ha molto colpito la proiezione del disagio umano sui cani randagi, l’identificazione della propria sofferenza con la fargilità del piccolo gruppo di “senza tetto” a quattro zampe.  L’associazione casette-cucce è stata una delle prime che mi è venuta in mente.  Così, il piccolo branco si trasforma in un gruppetto di personaggi dall’identità ambigua, dal punto di vista della specie. Sono cani e umani al tempo stesso. La loro identità canina, l’appartenenza al genere “canis” si scopre solo dopo che l’azione è in pieno sviluppo ed esclude l’impiego di costumi espliciti animaleschi. Gli attori sono tenuti a interpretare i ruoli con costumi da randagi umani.

Il branco è formato da sette individui, si muove in modo autonomo, su due dimensioni a seconda dei diversi caratteri dei personaggi. Da una parte ci sono le tensioni, le dinamiche di potere dentro al branco, dall’altra il desiderio di entrare in contatto con gli umani, frequentarli, per sentirsi “integrati” e accettati, per collaborare, aiutarli, o per essere salvati e nutriti, sebbene questi atteggiamenti convivano con diffidenza, desiderio di indipendenza, rancore.

Ogni cane poi naturalmente ha una propria personalità e le proprie contraddizioni.

 

CANI DI QUARTIERE

TESTO TEATRALE DI SONIA ARIENTA

Tramonto. Tutti molto agitati, spaventati, vanno avanti e indietro, corrono, scavano tranne Rino che, immobile, guarda davanti a sé i giochi di luce di una fontana che si presume f.s. Le voci si sovrappongono.

RINO Giallo, giallo chiaro, giallo primula, giallo canarino, giallo…giallo…giallo paglierino, giallo pulcino, giallo limone, giallo girasole, giallo sole, giallo… giallo polenta, giallo oro…

GIGGINO Uh? UUH? Attenti…Sta per succedere…uh! sta per succedere ancora. Via…, via

BIA’ … arriva…arriva…oh! aiutu… oh! …succede…

Tutti sobbalzano, rotolano, cadono, nervosi e impauriti

GIGGINO Succede, attenti, succede, via via scappiamo…

TEA aiuto, succede, aiuto, aiuto

GIGGINO Succede… via, scappa

BIA’ assai…succede…assai…oh

JUCANE succede…si, succede

NERONE ajutu che….che….

GIGGINO succede…,uh… scappa, succede, succede

TEA aiuto, aiuto, aiuto

JUCANE continua…continua a succedere

TEA aiuto

Buio

Tutti rotolano e sobbalzano come se il suolo vibrasse e saltasse

GIGGINO oddio, da capo. Ripiglia

BIA’ sopra, sotto, se move…se move tutto

TEA ho paura…

JUCANE ehi!…basta!…. stop,…. stop ho detto

BIA’ trema…tutto…trema. Quantu…quantu trema

NERONE mo’ nu poco meno…s’è fermatu…mo’ s’è fermatu…

BIA’ no, no… mi sa che ripija[1]

GIGGINO s’è mosso, sì, s’è mosso di nuovo…

JUCANE attenti….n’atra vota…

TEA…ho paura…

 NERONE meno, meno…se move meno…

TEA ho paura…

RINO ma che è? Perché non si ferma?

BIA’ saranno ji sorci…’ssi sorci maledetti. che se movono tutti inzieme ecco sotto[2]…ohè…Mmo’, la vvolete fini’? Ah? Finitela!

TEA shhh…che facciamo se i sorci salgono e vengono fuori?

GIGGINO ma saranno poi ‘ssi[3] sorci che fanno tremare tutto?

BIA’ e chi se no…

GIGGINO le talpe…

NERONE e ji scarrafoni.[4] Loco sotto[5] sta tutto pieno de bestiacce

RINO è passato

BIA’ e mo’?

JUCANE ce ne restiamo ecco.[6]

RINO attorno alla fontana….

BIA’ ecco shtemo?[7] Con tutte ‘sse bestiacce che manco si sa chi sono, sotto ju culu?

JUCANE ann’ammezzu la piazza pericolo de crolli non ce ne sta

RINO Ju c’ha raggione, attorno alla fontana che può succederci? Niente può succederci…è il posto più sicuro

BIA aah… a…ajutu…attenti

JUCANE daccapo…trema..tutto n’atra vota

GIGGINO meno di prima…

RINO oh, ohè, il bordo della fontana s’è crepato un poco.

BIA’ (verso il suolo) fittu![8]… statti fittu!….Se loco sotto[9] ce schtanno tutte ‘sse bestie che scavano, vanno ‘nnanzi e arrete,[10] la colpa sarà pure de quaccuno…

NERONE è colpa dji jatti.[11] Sorci e talpe dovrebbero maggnarseli ji jatti, sta nell’ordine delle cose…

BIA’ e chi tè magnà ji scarrafoni?

GIGGINO le lucertole…

JUCANE L’ultimo che resta se pijia ji avanzi…

Buio

[1] Ripija: ricomincia, riprende

[2] Ecco sotto: qui sotto

[3] ‘Ssi: ‘sti, abbrev. di “questi”

[4] Scarrafoni: scarafaggi

[5] Loco sotto: là/lì sotto

[6] Ecco: qui

[7] Ecco shtemo: stiamo qui.

[8] Fittu: fermo. Statti fittu: sta’ fermo, fermati.

[9] Loco sotto: là/lì sotto

[10] ‘Nnanzi e arrete: avanti e indietro

[11] Jatti: gatti

[….]

 

Palco vuoto, polvere e vento, luce calda. Morgana dorme vicino a Jucane, gli altri sono sdraiati in ordine sparso a prendere gli ultimi raggi di sole, al tramonto, sulla piazza. Rino è seduto. Ipnotizzato guarda un punto fisso fuori scena (dove si presume ci sia la fontana luminosa).

RINO rosa, rosa chiaro, rosa pastello, rosa pesca, rosa…rosa caramella, rosa fragola, rosa baby, rosa carne, rosa salmone, rosa cipria…rosa antico, fuxia…

(All’improvviso Giggino si muove in modo frenetico come se stesse scappando, senza alzarsi.)

GIGGINO Aiuto…aiuto… Scappiamo… Aiuto…

JUCANE no, no. Giggi’, bbono…è tutto a posto, shtemo ecco…shtemo tutti ecco…[1]

GIGGINO via, via andiamo via

JUCANE bbono, bono.

GIGGINO viene giù tutto…. viene giù… via, via

JUCANE buono t’ho detto…, buono su, statte bbono

GIGGINO … aiutoooo… scappa, scappa, scappiamo

JUCANE ma non ci sta nisciuno che scappa, vedi?

GIGGINO nessuno?…è vero…nessuno che scappa…più nessuno che scappa…no..nessuno…non c’è più nessuno… no, non c’è nessuno, più…più…non ci sta più nessuno. uh…uh. Nessuno…nessuno… .(singhiozza, piange, ansima, ulula)

BIA’ n’atra vota eh?

JUCANE che ce voi fa’ …tè aspetta’ che jie passa. T’è passato? Eh Gi’ t’è passato? Sci svejiu, scì?

GIGGINO non ci sta più… nessuno, uh…uh, uh.

JUCANE dormi, avanti…mettiti tranquillo…

GIGGINO nessuno, più nessuno…hu, hu.

TEA adesso dormi, poi vedrai che starai meglio..dormi…

GIGGINO gnisciunu, cchiù gnisciunu…uh, uh…cchiù gnisciunu…hu

RINO stai meglio?

GIGGINO gnisciunu, hu, hu…gnisciunu, nessuno, no, no….no, no..no…no…no..no Nessuno…no..nessuno…no, no, più nessuno, no (ad libitum)

BIA’ e pure gnende, più gnende da mmaggna’

[1] Shtemo ecco…shtemo tutti ecco: siamo qui, siamo tutti qui

[….]

Buio

NERONE ancora te ne vai in giro a segnare ju territorio? N’atra pisciatina a j’angulu ti scì rifattu…[1]

JUCANE Ringhio, ringhiare.

NERONE Mordo, mordo, mordere. Morsicare. Morso.

JUCANE Morto.

NERONE Ringhio. Ringhio. Ringhiare.

JUCANE Mordere, mordere, mordere. Mo, mo, mo. Mor-de-re. Per parlare in pubblico bisogna pronunciare bene, scandire le sillabe. Se ti esprimi con voce monotona chi t’ascolta s’addormenta

NERONE e sei fottuto.

GIGGINO Chi ti vota più?

Buio

[1] N’atra pisciatina a j’angulu ti scì rifattu…: un’altra pisciatina all’angolo ti sei fatto

[….]   

JUCANE Nerone, non riconosci l’autorità costituita. Tutti non possono essere i primi della fila, o passare per primi dalle porte…

GIGGINO apposta le costruiscono strette ….perchè si passi uno alla volta…

JUCANE così si capisce subbito chi comanda…

Jucane e Nerone rotolano a terra, Jucane ha la meglio

NERONE Capo. Erre. Re. Sovrano. Imperatore. Pi. Primo. Maestà. Pi. Primo Console. Pi. Principe dell’Impero. Primo Ministro. Top manager. Chief, Master, Lord, Mylord, Majesty. (tutti insieme) Leader, leader, leader, leader. Nerone se ne va via, molto contrariato

[…]

NERONE Che te credi, Ju, che gli poi sta’ dietro a quiji? T’acchiappano quannu jie pare. Non ci riuscirai mai a stargli dietro…

JUCANE infatti io gli sto nnanzi e quiji mi seguono

NERONE per fargli vede’ quanto cammini shtortu …

JUCANE (a Nerone) corro più veloce di loro e pure di te

NERONE …tanto quiji, con il furgone t’acchiappano, quannu vojono

JUCANE porti rogna, tè la rogna, cane rognoso

GIGGINO Ju, a nojiatri c’hanno disegnati al di là della linea. Di qua ci sono quiji che stanno dentro, di là gli altri che stanno fuori… noi siamo gli altri che stanno fuori… fuori contesto, fuori zona, fuori gioco, fuori dal mondo, fuori dal loro mondo.

NERONE Apposta c’hanno messo entro le casette de legno come i sette nani.

TEA siamo i sette nani noi?

JUCANE sette, siamo. Sette.

GIGGINO sette nani, sette cani.

[….]

Foto di Giuseppe Alfonso

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